Cloud & Whitefriars Glass, forme e colori dei vetri inglesi del ‘900.
Bergamo, Balzer
12 – 30 novembre 2004
Portici Sentierone 41
Orari: da Lunedì a Sabato 10-19.00
Organizzata a Bergamo dalla Galleria Gracis, questa singolare mostra ha come tematicha i vetri inglesi del ‘900: i Cloud glass della George Davidson & Co e i Whitefriars glass di James Powell & Sons. Molto apprezzati in Inghilterra ma ancora piuttosto rari sul mercato italiano, hanno in comune l’originalità del design e il gusto per il colore sperimentato e realizzato in svariate tonalità; oltre ad un un prezzo estremamente contenuto, che li rende uno spunto ideale per un regalo natalizio.
I Cloud glass, letteralmente vetri-nuvola, devono il proprio nome alla particolare tecnica costruttiva: un procedimento che consiste nel fare colare piccole quantità di colore scuro su una pasta di vetro più chiara e di mescolare le due componenti in modo da ottenere una materia variegata, percorsa da sottili ombreggiature di grande effetto decorativo. L’invenzione di questa tecnica è frutto della fantasia di Thomas Davidson che, a partire dal 1923, produsse Cloud Glass nelle diverse sfumature dell’ambra, verde, blu e ametista, colori ai quali nel 1934 si aggiunse l’arancione, un colore esclusivo delle vetrerie inglesi, oggi il più ricercato dal mercato.
In mostra sono rappresentate tutte le principali tipologie di oggetti che hanno decretato il successo della manifattura: vasi, scatole, candelieri, coppe…e, naturalmente, ciotole complete di flower block, la pratica semisfera forata per sostenere i gambi dei fiori che, brevettata nel 1910, ha reso Davidson famoso in tutto il mondo.
La Whitefriars Glasswork prende il nome da un monastero alla periferia di Londra accanto al quale, all’inizio del 700, venne costruita la prima sede della manifattura che vanta una storia di oltre 250 anni, fino alla chiusura nel 1980. I pezzi esposti appartengono tutti alla produzione novecentesca, quando la manifattura, prima sotto la guida di Powell, e poi sotto quella Geoffrey Baxter crea i suoi vetri più originali; una produzione che di volta in volta ‘gioca’ con la materia, il colore, la trasparenza o la forma sempre con risultati di grande forza espressiva.
La mostra è curata da Luca e Pier Giorgio Gracis, antiquari milanesi da oltre 40 anni specializzati nelle arti decorative inglesi ed è ospitata nelle sale del Balzer, storico caffè bergamasco che con questa esposizione inaugura una serie di appuntamenti con l’arte e il design attraverso i quali vuole ritrovare il tradizionale ruolo di ‘salotto’ cittadino.
Catalogo in mostra
Per informazioni:
Galleria Gracis – tel 02 877 807
gracis@gracis.com
Balzer – tel 035 23 40 83
info@balzer.it
Emma Ciardi Una pittrice veneziana a Londra
Milano, via San Simpliciano 6
22 aprile- 22 maggio 2004
Emma Ciardi, vissuta tra fine Ottocento e il principio degli anni Trenta, Emma Ciardi è una donna inusuale per il suo tempo; indipendente, ottima "manager di se stessa", conosce un grande successo che la porta a girare il mondo quando viaggiare era ancora un'impresa difficile e faticosa; espone in Uruguay, Argentina, Stati Uniti, ed ogni volta ritrae i luoghi dove la conducono i suoi viaggi": Ravenna, Roma, Firenze, Parigi, Montecarlo, Bruges, Basilea, Londra... paesi e città che l'artista dipinge con "vertiginosa passione".
Emma si ricollega così ad un particolare genere di pittura del paesaggio, il vedutismo, singolare sintesi tra
verità geografica e luogo della memoria fiorito all'inizio del Settecento in stretta connessione con la pratica
del gran tour, quando il nuovo imperativo dei viaggi culturali porta con sé una forte richiesta di dipinti capaci
di 'documentare' l'immagine dei luoghi visitati.
Venezia è allora una delle mete preferite, soprattutto dai turisti inglesi, che diventano i principali 'clienti'
di artisti quali Carlevarijjs, Canaletto, Bellotto, o Guardi (al punto che a far da tramite artisti e committenti
è addiritura il console britannico presso la Serenissma, sir Joseph Smith); molti di loro trascorrono addirittura lunghi periodi in Gran Bretagna alimentando il mito di Venezia che, all'inizio sel secolo successivo, spingerà in Italia artisti come Turner o Bonington che tramutarono l'immagine vivida e solare di Canaletto nell' immagine evanescente, fragile e indifesa, tipica dello spirito romantico.
Emma sceglie come soggetto dei suoi dipinti parchi, ville, giardini, vedute veneziane inquadrati con angolazioni particolari, quasi mai frontali, che costruisce con un dinamismo di pennellate spesse, stese per velature successive, caratterizzate da un ricco impasto di colore tra i quali prevalgono i toni chiari e brillanti spesso accesi da sfumatura argentee, quasi perlacee.
Le sue vedute si rifanno in particolare al Guardi, autore di una pittura di tocco, rapida e immediata, riportata
di attualità alla fine dell'Ottocento dalle nuove poetiche dei macchiaioli e degli impressionisti quando la
pittura torna ad aprirsi ai toni chiari, ai valori atmosferici e alle ragioni del colore.
E' l'epoca dell'impressionismo, dell'attimo fissato in tutta la sua irrepetibile immediatezza, ma è anche l'epoca del revival neorococò che in tutta Europa incarna una nuova sensualità e gioia di vivere che investe tutte le arti decorative, dai mobili ai vetri, dagli argenti ai tessuti.
Emma Ciardi sposa queste due tendenze in una pittura che prende le mosse proprio dalla Venezia settecentesca: una pittura che da un lato guarda ai maestri del vedutismo, dall'altro popola i suoi scenari di figurine di fantasia vestite in preziosi broccati, di statue scalinate, fontane, balaustre che sembrano uscite da una commedia di Goldoni.
Ma le damine settecentesche della Ciardi non hanno nulla dell'allegria spensierata dei protagonisti delle feste galanti di artisti quali Watteau, Fragonard o Lancret tipiche del rococò; al contrario sono figure sfuggenti,
viste di spalle che conservano l'impersonalità propria dei manichini che l'artista usava come modelli; sono pure gocce di colore, presenze lontane quasi in dissolvenza che evocano un'età irrimediabilmente perduta.
Il Settecento diventa così un mondo mitico, incantato, una sorta di rifugio in un'età felice, in contrasto con il
presente proprio come a suo tempo la fantasia settecentesca si era rifugiata nel fascino esotico di un Oriente lontano e misterioso.
Ne deriva uno stile di grande forza evocatica, nel quale la poetica del vero si combina con le suggestioni della fantasia, l'immediatezza dell'attimo con il filtro della memoria che incontra grande successo soprattutto tra il pubblico e la critica inglese e americana.
Emma non solo espone a Londra, New York, Pittsbourgh, St. Louis, Chicago, Cleveland, Detroit, Boston ... ma trascorre anche lunghi periodi di tempo nel Kent ospite di Edmund Davis suo collezionista, amico e agente per il Regno Unito trovando, anche attraverso questo rapporto privilegiato con il mondo anglosassone, un' affascinante continuità con le vicende della Serenissima.
Esposte circa 40 opere dell'artista.
Catalogo a cura di Silvia Broggi con introduzione di Myriam Zerbi.
Per informazioni:
Galleria Gracis – tel 02 877 807
gracis@gracis.com
Breakfast, tea, dinner
La tavola inglese nel XVIII e XIX secolo
Milano, via San Simpliciano 6
21 novembre - 21 dicembre 2003
Breakfast table, dining table, tea table... sono solo alcuni dei numerosi tavoli, uno per ogni momento della giornata, creati in Inghilterra a partire dal Settecento per soddisfare una clientela colta e raffinata e al tempo stesso attenta, con anglosassone pragmatismo, a coniugare estetica e funzionalità. Ecco allora l'invenzione, attribuita a Gillow, di tavoli da pranzo 'estensibili', dotati cioè di meccanismi che permettono di allungare il piano senza interrompere la pregiata venatura del mogano. Ecco il tavolo da colazione con il piano ribaltabile detto 'a vela' perché all'occorrenza può essere sollevato così da accostare il tavolo al muro. O, ancora, i leggerissimi tavolini da té a gamba centrale con il piano profilato da una sottile ringhierina: quasi una sorta di elegante vassoio da spostare, all'occasione, semplicemente con una mano. Ma la varietà non si addice solo ai mobili: a partire dal Settecento anche la gamma degli oggetti chiamati ad arredare le diverse tipologie di tavoli appare estremamente ricca e differenziata.
E' questo, infatti, il secolo che, complice la passione per la porcellana, finalmente prodotta anche in Europa, vede la nascita dei servizi da pranzo (fino all' epoca del Re Sole si usavano piatti più o meno spaiati per ciascun commensale) che, oltre ai piatti, prevedono zuppiere, salsiere, mostardiere, alzate per i dolci...persino secchielli per il gelato o il sorbetto. Ceramiche alle quali fa corona un'altra novità dell'epoca: il servizio di posate, completo di tutti i pezzi che vengono disposti in bell'ordine sulla tavola mentre nel secolo precedente le posate erano poche e di uso personale e ciascun ospite le portava con sè all'occasione entro un apposito astuccio. Nel Settecento anche la tavola della prima colazione mette in mostra le sue recenti 'scoperte' : caffè e cioccolata importati in Europa alla fine del secolo precedente e subito divenute bevande di gran moda accompagnate da un intero corredo di tazze, tazzine, versatoi, bollitori, zuccheriere..; un corredo che ha molti punti in comune con quello di un'altra bevanda introdotta in Inghilterra negli stessi anni e destinata a far parte delle più tipiche usanze britanniche: il té.
A questo affascinante argomento la Galleria Gracis, in collaborazione con Banca Esperia, la Private Bank di Mediobanca, Mediolanum & Partners, dedica una mostra di grande interesse che propone le varie tipologie di tavoli inglesi del Sette e Ottocento assieme ai diversi oggetti - pratici, ricercati o semplicemente curiosi creati nei secoli scorsi per apparecchiare ciascuna tavola.
Per informazioni:
Galleria Gracis – tel 02 877 807
gracis@gracis.com
La misura del tempo
orologi e barometri inglesi fra '700 e '800
Milano, Galleria Old English Furniture
5 – 14 aprile 2002
Via S.Simpliciano, 6 20121
Orari: da Lunedì a Sabato 10-19.30
Per informazioni:
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La sedia inglese 1700-1840
dai ricercati esempi Queen Anne ai pratici ed eleganti modelli Regency
Milano, 29 Marzo-12 Aprile 2001
Dopo il successo della mostra dedicata ai mobili in miniatura, la Galleria Gracis torna con una proposta di sicuro interesse: ‘La sedia inglese 1700-1840: dai ricercati esempi Queen Anne ai pratici ed eleganti modelli Regency.’ La mostra acquisisce un grande motivo di prestigio grazie alla collaborazione fornita dalla Rubelli spa che, avvalendosi della sua secolare esperienza nel settore dei tessuti d’arte, diviene l’ideale fornitore per rivestire con eleganza le sedie in mostra. I tessuti utilizzati provengono dalle collezioni del gruppo Rubelli, Rubelli collection – Bises – Lisio, opportunamente accostati ad ogni epoca e ad ogni modello. Le sedie sono senza dubbio una delle tipologie più apprezzate dell’ebanisteria inglese: pratiche, eleganti, costruite con materiali rigorosamente selezionati e una tecnica molto accurata, si trovano spesso in gruppi piuttosto numerosi e in buono stato di conservazione; una caratteristica rara nel mobile d’epoca, e dunque una preziosa risposta per tutti coloro che cercano un set di sedie antiche. La mostra presenta 40 pezzi che illustrano il periodo d’oro del mobile inglese: si apre infatti con una sedia Queen Anne, espressione che definisce, all’inizio del Settecento, il primo stile pienamente autonomo dai modelli continentali (non a caso oggetto di un appassionato collezionismo) e si sviluppa seguendo un criterio cronologico, lungo un percorso che vede succedersi esemplari in stile Georgiano, Chippendale, Adam, Sheraton e, nei primi decenni dell’Ottocento, Regency e Guglielmo IV. Accanto all’evoluzione delle forme, la rassegna documenta la ricchezza delle tecniche e dei materiali usati: dunque sedie laccate alla maniera orientale, dorate, in noce, in mogano, in satinwood, in palissandro, modellate a finto bambù; e ancora, intagliate, dipinte, ebanizzate, lastronate, intarsiate con filetti in ottone... In occasione della mostra verrà approntato un catalogo delle opere, con schede scientifiche e con un’introduzione di Silvia Broggi, specialista del settore, curatrice del volume ‘Antico, finto antico o in stile?’ e della serie ‘Mobile Antico’ pubblicato da De Agostini.
Per informazioni:
Galleria Gracis – tel 02 877 807
gracis@gracis.com
Potted Colour
Ceramica d'arte 1875-1935
Milano, 9-31 marzo 1999
La mostra “Potted Colour - Ceramica d’Arte 1875-1935”, organizzata dalla Galleria Gracis di Milano in
collaborazione con “The Country Seat”, antiquari di Henley-on-Thames (Inghilterra), porta a conoscenza del
pubblico italiano l’arte, l’eleganza e la sorprendente modernità della ceramica inglese di fine ‘800. Un
movimento espressivo di ricercata semplicità, sviluppatosi in netto contrasto ai pomposi dettami dello stile
Vittoriano dell’epoca.
E’ la prima volta, infatti, che queste ceramiche, opera delle più importanti manifatture inglesi, sono raccolte
in un’unica esposizione in Italia.
Alla Galleria Gracis è possibile ammirare tutta l’originalità e l’intensità di questo stile, fatto di forme
essenziali, di geometrie audaci, avvolte principalmente da un solo denso colore.
Delicati verdi e gialli pastello, brillanti turchesi, luminosi rossi, vivi ocra, verde oliva e mauves: il colore
ondeggia su superfici levigate e tondeggianti con un fascino e una classe intramontabili.
Ogni pezzo, poi, anche se prodotto in serie, è assolutamente unico, grazie agli inediti riflessi e alle diverse
sfumature ottenute attraverso morbide smaltature realizzate con ricercate tecniche manuali. E ciascun’opera
risulta irripetibile: anche una coppia di vasi non mai è uguale ma solo simile.
Centocinquanta i pezzi proposti, tra i quali si segnalano le opere di Christopher Dresser, il più trasgressivo
esponente di questa tecnica artistica.
Le principali manifatture rappresentate nella mostra sono:
• Linthorpe a Teesside, Burmantofts a Leeds (Inghilterra del Nord)
• Bretby e Ault a Derby, Pilkington a Royal Lancastrian (Manchester)
• Elton a Clevedon, Brannam e Lauder a Barnstaple e Aller Vale a Torquay (Inghilterra occidentale).
CENNI STORICI SULLA CERAMICA D'ARTE DEL XIX° SECOLO
Genere nato per reazione ai pomposi dettami dello stile Vittoriano, trova tra i suoi seguaci creativi che amano
solo i colori puri, dominanti, persino provocatori per la loro efficacia espressiva.
Il movimento ebbe inizio in Gran Bretagna ispirandosi inizialmente ai vasai giapponesi assorbendo in seguito
l'influenza delle ceramiche persiane, delle forme e delle tecniche cinesi, latino-americane e indiane.
Seguendo l'esempio delle ceramiche britanniche - il vero primo movimento di ceramica d'arte in Europa - questo
stile in seguito si diffuse in tutto il Vecchio Continente.
Per favorire sempre di più la diffusione del genere, i più importanti designer credettero nella produzione su
vasta scala a prezzi più ragionevoli. Tra questi Christopher Dresser (1834-1904), pioniere del design moderno e
probabilmente il primo “industrial designer” europeo.
Formatosi come botanico, promosse con entusiamo la produzione industriale e in serie. La sua prolifica opera
comprese una vasta gamma di stili e tecniche applicate a : ceramiche, vetri, oggetti in metallo, mobili, tappeti,
tessuti, tappezzerie e oggettistica per interni. Collaborò con le principali manifatture del suo tempo e fu
scrittore e teorico molto influente. Sottolineò l'importanza di funzione d'uso, linearità e capacità meccanica
poiché il progresso industriale e scientifico avrebbe condotto ad un nuovo modo di concepire l'arte. Queste idee
non furono affatto condivise da coevi come William Morris e John Ruskin perché troppo all'avanguardia.
L’anticonformismo e la trasgressività di Dresser hanno esercitato una forte influenza sul gusto moderno.
Fondamentale fu anche l'influsso dell'arte giapponese di cui fu un profondo conoscitore e di cui fu uno dei
principali promotori sia artisticamente che commercialmente. Fu il primo designer europeo ad essere ammesso a
visitare il Giappone, nel 1876, dopo l'apertura delle frontiere avvenuta nel 1853.
Per informazioni:
Galleria Gracis – tel 02 877 807
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